I Grandi Capi – dare VOCE

TRIBUTO A CAVALLO PAZZO.

 

 

UN CUORE, UN’ANIMA, UN CORPO DI INDIANO: JOHN TRUDELL.
HOKA HEY…HOKA HEY, UN NOME, UN’ANIMA, UN POPOLO.

 

 

UNO DEI PIU’ BELLI DISCHI DI JOHN TRUDELL

 

 
 

 

Un poeta, un musicista, un cantautore, una musica tra blues e canti Nativi, una musica che ti smuove l’anima, il cuore e ti porta su nel cielo.

John Trudell, una vita di lotta per i diritti e la difesa del suo popolo, dei popoli.

CRAZY HORSE

Noi comprendiamo ciò che dici
Una terra, una madre
Non vendiamo la terra
Sulla quale cammina il popolo
Noi siamo questa terra
Come possiamo vendere nostra madre
Come possiamo vendere le stelle
Come vendere l’aria

Crazy Horse
Noi comprendiamo ciò che dici
( c’è ) Troppa gente
che non cede il terreno
Ma si sbagliano da soli
Il viso del predatore, possedeva una razza
Il possesso è una guerra senza fine
I bambini di dio si nutriscono con i bambini della terra
Ai nostri giorni, la gente non si occupano degli altri
Questi tempi sono i più duri
I frutti della cultura del profitto
Non è altro che un ornamento su una catena che si risalda
E fanno specchiare l’oro ( per il quale ) le persone perdono la ragione

Crazy horse
Noi comprendiamo ciò che dici
Una terra, una madre
Non vendiamo la terra
Sulla quale cammina il popolo
Noi siamo questa terra

Il nostro presente si nutre del passato
I fumi del sogno accarezzano le nuvole
Il giorno dove la morte non è la morte
Il tempo reale è un’illusione, le ombre mentiscono
Una visione in rosso e bianco non può
che portare la decisione

i predatori vogliono civilizzarci
Ma le tribù non lo lasciano fare
la luce dei nostri anziani viene dal di là
Diamo al nostro cuore una canzone che viene dal nostro cuore
Che vivono i giorni selvaggi, i giorni di gloria

Crazy Horse
Noi comprendiamo ciò che dici
Una terra, una madre
Non vendiamo la terra
Sulla quale cammina il popolo
Noi siamo la terra
Come possiamo vendere nostra madre
Come possiamo vendere le stelle
Come vendere l’aria

Crazy Horse
Noi comprendiamo ciò che dici
Crazy Horse
Noi comprendiamo ciò che dici
Noi siamo la settima generazione
Noi siamo la settima generazione.

 
 

DENNIS BANKS: FU UNO DEI LEADER DELL’AIM NELL’OCCUPAZIONE NEL 1973 DI WOUNDED KNEE. OGGI E’ IN PRIMA FILA CONTRO IL DIABETE, UN VERO PROBLEMA PER I NATIVI AMERICANI.

 

MATHEW KING – IL MIO NOME E’ NOBILE UOMO ROSSO.

MATTEW KING È STATO PER MOLTO TEMPO UN CAPO TRADIZIONALE DEL POPOLO LAKOTA.

HO RICEVUTO UN’EDUCAZIONE CRISTIANA FIN DA PICCOLO. MIO PADRE E DUE DEI MIEI ZII ERANO STATI CONVERTITI DA UN MISSIONARIO CHIAMATO VESCOVO HARE, CHE CI AIUTAVA A TROVARE CIBO A QUEI TEMPI, QUANDO CI AVEVANO PORTATO VIA I FUCILI E I CAVALLI E NON POTEVAMO PIU’ ANDARE A CACCIA. SE QUALCUNO SI CONVERTIVA, MANGIAVA MEGLIO. I BISONTI NON C’ERANO PIU’.

PER AIUTARE A DAR DA MANGIARE AI LAKOTA AFFAMATI MIO PADRE E I MIEI ZII DIVENTARONO MISSIONARI TRA LA LORO GENTE, MINISTRI DI CULTO RICONOSCIUTI NELLA COMUNIONE ANGLICANA O CHIESA EPISCOPALE. COSI’ DOPO IL LICEO, MIA MADRE MI MANDO’ AL SEMINARIO INDIANO DI SPRINGFIELD PER SEGUIRE LE LORO ORME.

MI PIACEVA SUONARE LA TROMBA NELL’ORCHESTRA DELLA SCUOLA, MA NON VOLEVO DIVENTARE PRETE. AL SEMINARIO DI SPRINGFIELD RIFLETTEI MOLTO SERIAMENTE E GIUNSI ALLA CONCLUSIONE CHE QUELLO CHE STAVO IMPARANDO NON FACEVA PER ME.

ERA LA VIA DELL’UOMO BIANCO, NON LA VIA INDIANA. COSI’ CON IL VESCOVO ROBERTS E GLI CHIESI:

” VESCOVO, POSSO SVOLGERE IL MIO LAVORO MISSIONARIO IN QUALCHE ALTRO MODO CHE NON SIA DIVENTARE UN SACERDOTE?”.

EGLI MI CHIESE: ” CHE COSA HAI IN MENTE?”.

GLI RISPOSI: ” VEDE, LA BIBBIA DICE CHE BISOGNA GUADAGNARSI IL PANE CON IL SUDORE DELLA FRONTE. MA PROPRIO ADESSO MOLTA DELLA NOSTRA GENTE NON SA COME FARE PER LAVORARE, NON SA COME GUADAGNARSI IL PANE CON IL SUDORE DELLA FRONTE, INVECE DI MORIRE DI FAME”.

” BENISSIMO!”, ESCLAMO’ VESCOVO ROBERTS. ” TI SOSTERRO’ AL CENTO PER CENTO!”

COSI’ LASCIAI IL MISSIONARIO E CERCAI DEI SISTEMI PER PROCURARE LAVORO AGLI INDIANI.

NEL 1958 MI HANNO ELETTO CAPO A PIENO TITOLO E SONO DIVENTATO PORTAVOCE DEI CAPI.

LE SETTE TRIBU’ DEI LAKOTA MI HANNO SCELTO COME PRESIDENTE. SONO STATO ELETTO PRESIDENTE ANCHE DELL’INTERNATIONAL INDIAN TREATY COUNCIL, COSI’ SONO DIVENTATO PORTAVOCE DI 280 TRIBU’.

A UN CERTO PUNTO ERO PRESIDENTE DI SEI DIFFERENTI ORGANIZZAZIONI.HO FATTO MOLTI VIAGGI A WASHINGTON PER PARLARE A NOME DELLA MIA GENTE. SONO ANDATO IN FRANCIA, IN INGHILTERRA, IN GERMANIA, IN OLANDA, IN SUD AMERICA, IN TUTTO IL MONDO. HO LAVORATO E VISSUTO PER LA MIA GENTE, PER FARLA VIVERE MEGLIO.

ADESSO HO SUPERATO GLI OTTANT’ANNI E STO RALLENTANDO, MI SONO RITIRATO DALLA MAGGIOR PARTE DEGLI IMPEGNI. OGGI STUDIO LA STORIA DELLA RELIGIONE INDIANA E STO RICERCANDO DI RECUPERARE TUTTO CIO’ CHE ABBIAMO PERDUTO. INSEGNO LA DANZA DEL SOLE AGLI INDIANI IN TUTTO IL PAESE. INSEGNO ALLA GENTE COME SI CELEBRA LA CERIMONIA DELLA CAPANNA SUDATORIA, COME SI NUTRONO LE RADICI DEL SACRO ALBERO DELLA DANZA DEL SOLE CON IL PROPRIO SANGUE, QUANDO SI OFFRE LA PROPRIA CARNE A DIO, INSEGNO LORO A PARLARE CON DIO; E’ IL LAVORO MIGLIORE TRA TUTTI.

QUESTE SONO DUNQUE ALCUNE DELLE COSE CHE HO FATTO NELLA MIA VITA. NON LE SCAMBIEREI CON NESSUN’ALTRA.

Due grandi uomini: Fools Crow e Mathew King

CHI SONO IO.

Sono un Indiano. Sono uno dei figli di Dio.

E’ ora che noi Indiani diciamo al mondo quello che sappiamo…Sulla Natura e su Dio. Perciò vi voglio dire quello che co e chi sono. Farete bene ad ascoltare. Avete molto da imparare.

Sono un Indiano purosangue della riserva di Pine Ridge nel sud Dakota. Il mio nome Indiano è Nobile Uomo Rosso. Era il nome di mio nonno. L’uomo Bianco l’ha tradotto male trasformandolo in ” King ” ( cioè Re, n.d.t.) perciò mi chiamano Mathew King, ma il mio vero nome, il mio nome Lakota, è Nobile Uomo Rosso.

Parlo a nome del popolo Lakota. Voi ci chiamate ” Sioux “, ma quello è un nome che ci ha dato l’ Uomo Bianco. Il nostro vero nome è ” Lakota “, che significa ” gente insieme ” oppure ” alleati “. Questo è il nome che diamo a noi stessi.

E questo è il nome con cui si chiama Dio.

Chiamatemi un capo Lakota. Sono un portavoce dei capi. Dico quello che ho da dire, è il mio dovere. Se non ve lo dico io, chi lo farà per me?

Io sono un profeta del popolo Indiano. Sono in grado di vedere quello che verrà e di predicare quello che succederà. Cammino con il Grande Spirito, con Dio, e parlo con Lui. Il Grande Spirito mi guida nella vita.

Qualche volta viene da me e mi dice cosa devo dire. Altre volte parlo solo a nome mio, a nome di Mathew King.

Fonte: Harvey Arden – Nobile Uomo Rosso – Edizioni Il Punto D’Incontro.

 

COCHISE, LA GUERRA CONTRO GLI AMERICANI.

APACHE PASS…LA TRAPPOLA – TAGLIARE LA TENDA.

Era il 1861, per il capo dei Chiricahua si avvicinavano i cinquant’anni, ebbe due mogli e quattro figli. Ma notizie contrastanti non ci permettono di capire le vicissitudine familiari di questo grande guerriero, mai indomato.

Cochise, insieme a Mangas Colaradas e a Miguel Narbona non hanno mai chiesto un trattato di pace con messicani o americani. Li hanno sempre combattuto, Miguel Narbona morì pare di vecchiaia nella sua tribù.

Solo quando capirono che oramai erano alle ultime forze Mangas Coloradas e Cochise chiesero la pace.

Mangas Coloradas fu assassinato proprio nel momento in cui chiese un trattato di pace. Fu ucciso a tradimento, altre versioni dicono che fu ucciso mentre tentò la fuga dall’accampamento dell’esercito, gli tagliarono la testa, presero il suo scalpo e il suo corpo gettato in una fossa.

Gli Apache era un popolo unito, se veniva ucciso un capo o un solo apache chiedevano subito vendetta e facevano partire spedizioni di vera e propria rappresaglia.

Sui fatti accaduti ad Apache Pass i rapporti ufficiali del tenente George Nicolas Bascom del 14 – 25 febbraio sono insoddisfacenti e tentano a coprire errori di cronologia, a volte appaiono ambigui, dublici e soprattutto a coprire il suo operato.

Nel 1861 fu pubblicato sul giornale Missouri Republican dopo nove mesi dai fatti un racconto di un soldato uscì un articolo dove si parlava della fuga di Cochise e condannava la dura azione e decisione del tenente Bascom.

Nei racconti di Geronimo, di altri Apache ed Eve Ball abbiamo il punto di vista dei fatti andati diversamente dai rapporti ufficiali scritti da Bascom.

Geronimo parla che nella tenda vi era Mangas Coloradas, sicuramente è stato un errore di trascrizione, invece l’unica differenza nel racconto di Eva Bell era che Cochise aveva ammazzato prima i suoi prigionieri.

L’avvenimento si presentava insignificante il 27 gennaio 1861. Una banda Apache razziò il ranch di John Ward dove vennero rubati una ventina di capi di bestiame. L’altra banda rapì un ragazzo di tredici anni. Il tempestivo arrivo di due americani evitò il peggio. In quel periodo erano molti forti i rapimenti che alle tribù apache servivano come scambi per la liberazioni di prigionieri da parte dell’esercito messicano.

Cochise fino in quel momento non aveva mosso guerra agli americani, poichè le razzie venivano fatte in territorio messicano. Tra i messicani e gli americani non vi era per nulla simpatia, per gli apache il territorio americano era una vera salvezza da pericoli. I messicani volevano distruggere gli apache che non si arrendevano e che non rispettavano i trattati. Un’infinità di trattati furono segnati tra messicani e apache, ma tutti erano di breve durata, la causa maggiore era che i messicani non riuscivano a mantenere le promesse fatte soprattutto sulle razioni del mangiare.

Di questi due attacchi apache fu informato il Fort Buchanan e il giorno dopo George Nicholas Bascom senza nessun esperienza di indiani con un distaccamento di fanteria e cavalleggeri appena arrivati da Fort Breckenridge. Seguirono le tracce ma non trovarono assolutamente nulla.

Dopo alcuni giorni di inutili tentativi il tenente Bascom decise di accamparsi a Siphon Canyon e mandò dei messaggeri al campo di Cochise voleva parlare con il grande capo.

Cochise si presentò solo la sera del 4 febbraio all’ora di cena al campo. Non si presentò subito restò anch’egli in attesa dei suoi messaggeri che aveva mandato a Western Apache per raccogliere notizie dove realmente fosse il ragazzo rapito.

Cochise non sospettava delle intenzioni di Bascom, portò con se il fratello Coyuntera, due tre guerrieri (nipoti e cognato ), da sua moglie e dal figlio più piccolo Naiche. Durante la cena e dopo Il tenente mise sotto interrogatorio Cochise, il quale negò ogni sua partecipazione al rapimento del ragazzo e disse che il ragazzo era tenuto prigioniero nella tribù dei Coyoteros nelle Black Mountains e inoltre se il tenente gli avrebbe concesso una diecina di giorni avrebbe fatto di tutto per farlo restituire. Dapprincipio Bascom accettò l’idea, ma secondo il suo stesso rapporto e viste le azioni successive cambiò completamente idea, strategia. Secondo il rapporto Bascom disse di aver rilasciato Cochise, tenendo prigioniera tutta la famiglia. Ma secondo le versioni degli storici e degli Apache non andò proprio:

Bascom voleva tenere prigioniero Cochise con tutta la famiglia e mandare il fratello Coyuntera a prelevare il bambino. Il grande capo e Coyuntera estrassero i coltelli e tagliando la tenda riuscirono a fuggire. Nella fuga Coyuntera inciampò e cadde e quindi fu ripreso, mentre Cochise riuscì a farsi largo tra i soldati e a fuggire.

Dopo un’ora Cochise si presentò dall’alto della collina e chiese di vedere Contuyera, per tutta risposta Bascom gli fere rispondere con una scarica di fucileria.

Cochise levò la sua mano e disse urlando: – Il sangue indiano era buono quanto quello bianco, che la sua tribù era stata ingiustamente accusata del rapimento del ragazzo e si sarebbe vendicato.- Quella sera stessa Bascom decise di togliere il campo ritirandosi da Siphon Canyon, nella notte si videro i fuochi degli Apache accesi che controllavano ogni mossa dell’esercito.

Martedì 5 febbraio

I Chokonen si riunirono e lasciarono sul posto una bandiera bianca, Cochise tentò di parlare di nuovo con Bascom chiedendo il rilascio dei suoi familiari, la risposta del tenente fu sempre quella che avrebbe liberato i prigioneri solo quando avrebbe avuto il ragazzo.

Tra l’esercito e gli indiani ci si misero di mezzo gli impiegati americani della Butterfield Overland Mail Company conoscevano bene i Chokonen e così lasciarono la stazione della posta per prendere in mano la situazione e soprattutto calmare Cochise con la sua banda. Bascom o si arrabbiò e ordinò loro di ritornare indietro, non avendo nessuna giurisdizione sui civili non poteva farci nulla, si limitò a dire che se i tre americani fossero stati fatti prigionieri non li avrebbe scambiato con la famiglia di Cochise. I tre americani Wallace, Culver e Walsh o Welsh non obbedirono al richiamo del tenente Bascom commettendo l’errore di entrare in una gola furono subito fatti prigionieri. Cochise e un sottocapo Francisco si misero al riparo, mentre un gruppo di apache incominciò a sparare sul gruppo di Bascom, il sergente Smith fu ferito leggermente portava la bandiera bianca. Nella gola Curlver e Welsh riuscirono a liberarsi degli indiani e si diedero alla fuga verso la posta.

I soldati aprirono il fuoco e dalla confusione che si era stabilita scambiandolo per un indiano lo uccisero, Culver fu colpito alla schiena, ma lo raccolsero e lo portarono in salvo. Mentre Wallace rimase nelle mani degli uomini di Cochise. La sparatoria proseguì tra gli apache c’era anche Mangas Coloradas.

Quella stessa sera, i bianchi videro per tutta la notte gli Apache fare fuochi di segnalazioni e udirono canti di una danza di guerra.

Mercoledì 6 febbraio, la maattina trascorse senza incidenti, gli Apache e Cochise controllavano dalle alture il movimento dei soldati, mentre gli americani si aspettavano una battaglia. Il grande capo non aveva niente di simile in mente e verso mezzogiorno comparve sulla collina con il prigioniero Wallace legato alle braccia indietro la schiena. Cochise chiese ancora una volta di trattare la liberazione dei suoi familiari ed oltre al prigioniero offriva 16 muli. Boscom rifiutò ancora anche il sergente Reuben F. Bernard cercò di intervenire e far cambiare idea al suo comandante, ma non ebbe successo.

Mercoledì 6 febbraio – pomeriggio – poco dopo le tre del pomeriggio arrivò la diligenza ad Apache Pass, gli occupanti di tutto quello che stava succedendo non ne sapevano nulla. La diligenza era partita dalla stazione di San Simon doveva passare in una gola chiamata oggi Tevis Rock, gli apache con massi e fieno per dargli fuoco avevano bloccato il passaggio, ma la loro fortuna fu che avevano otto ore d’anticipo rispetto all’orario e quindi riuscirono a passare incolumi.

Mercoledì 6 febbraio – a sera – Dopo che Cochise aveva sorvegliato i carri di Josè Antonio Montoya diretti a Las Cruces dove uno di essi era carico di farina. Quando i carri incominciarono a salire dalla valle Sulphur Springs per dirigersi verso Apache Pass. la sola preoccupazione di Montoya era cosa dare agli indiani nel caso chiedessero da mangiare. Ad un segnale di Cochise gli apache circondarono i carri e furono fatti prigionieri nove messicani e tre americani. Il grande capo diede l’ordine di eliminare i nove messicani che non sapeva che farsene e fece invece portare al campo i tre americani che voleva riprovare a scambiare con i suoi familiari.

Quella stessa sera Cochise ordinò a Wallace, il primo americano che teneva in ostaggio di scrivere un messaggio: ” Tratta bene i miei e io farò lo stesso con i tuoi, dei quali ne ho tre ( quattro ). Era chiaro che Cochise tentava di nuovo di scambiare i quattro americani con la sua famiglia. Il biglietto fu lasciato legato ad un cespuglio sulla collina e fu trovato solo due giorni dopo, questo secondo il racconto di un testimone. mentre nel suo rapporto Bascom fa capire che quel biglietto fu trovato la sera stessa. Ora se fosse stato come affermava Bascom, i corrieri che sarebbero partiti la mattina dopo avrebbero portato anche questa notizia. Invece il biglietto non fu ricevuto e le supposizioni potevano essere due: o Bascom temeva per una trappola o proprio non aveva affatto la conoscenza dell’esistenza di quel biglietto, perchè avrebbe saputo che Cochise ne aveva quattro di prigionieri americani, ma ormai era troppo tardi.

giovedì 7 febbraio – Cochise sicuramente pensava che non fossero sufficienti di avere prigionieri i quattro americani per lo scambio con i suoi familiari, data l’ostinazione di Bascom. Il grande capo nella notte fece attaccare un’altra diligenza che era partita da Tucson per Apache Pass. Alcuni conducenti furono feriti nell’attacco, ma alle due di notte riuscirono ad arrivare alla stazione di posta e quindi essere in salvo. Il tentativo di Cochise di fare altri prigionieri era fallito. Nella mattinata tutto era tranquillo nella sorpresa generale dei soldati. per ragioni che nessuno conosce Cochise non si vede vedere per lo scambio dei prigionieri. Secondo Geronimo, l’ostinazione di Bascom avrebbe reso impossibile ogni scambio e la mancata risposta al biglietto era come un rifiuto a trattare…lo stesso Geronimo racconta: ” Perciò uccidemmo i nostri prigionieri, ci separammo e andammo a nasconderci tra le montagne.” E’ anche possibile e probabile che i quattro americani fossero stati uccisi dalle donne apache era di uso presso i Chiricahua. Le donne sfogavano le loro ire contro i nemici che avevano causato la morte dei loro cari. C’è anche la possibilità che la morte dei quattro americani sia avvenuta senza il consenso dello stesso Cochise. Questa tregua consentì a Bascom di chiedere rinforzi.

venerdi 8 febbraio – Tutti stavano pensando che gli Apache avessero lasciato il paese, in realtà molti con donne e bambini l’avevano fatto. Cochise alleandosi con Francisco e Mangas Coloradas era tornato con l’intenzione di liberare i suoi familiari. Geronimo che fu presente raccontò quei giorni: ” Nei pochi giorni dopo l’attacco ad Apache Pass ci organizzammo nelle montagne e tornammo per combattere i soldati. C’erano due tribù ( bande ) i Bedonkope e gli Apache Chokonen, entrambe erano comandate da Cochise “.  L’attacco di Cochise nonostante era ben preparato non portò i risultati che si sperava. Al tenentino arrogante Boscom gli va comunque dato atto che difese le postazioni e soprattutto la stazione della posta molto bene, un assalto degli apache sarebbe costata la vita a troppi guerrieri, per questo i Chiricahua si ritirano.Con l’arrivo dei rinforzi dell’esercito si chiuse definitivamente il discorso del negoziato. Francisco e Mangas Coloradas si diressero a Gila, mentre Cochise con i suoi Chokonen verso il Sonora. Il fratello e i due nipoti di Cochise furono impiccati, la moglie e il figlio Naiche furono poi liberati. La stessa sorte toccò ai quattro americani che furono torturati a morte.

Cochise odiò gli americani e per 10 anni fu la guerra.

COCHISE NELLA STORIA DEI NATIVI AMERICANI FU L’UNICO CAPO AD AVERE UNA RISERVA PER SE’ E PER IL SUO POPOLO, FU LUI A DECIDERE DOVE STARE. QUANDO MORI’ DI VECCHIAIA AMMALATO FU SEPOLTO IN UN LUOGO CHE RESTERA’ PER SEMPRE UN SEGRETO.

FONTE: Edwin R. Sweney – Cochise – Edizioni Mursia 

GERONIMO

VICTORIO

 

NANÀ

KAYTENNAE

 

LOZEN

VI CONSIGLIO DI LEGGERLO SE LO TROVATE QUESTO LIBRO.

 

 

DICONO CHE SIA LOZEN, MA NON È CERTO

GLI APACHE VENGONO PORTATI NELLA RISERVA SONO RICONOSCIBILI GERONIMO E NAICHE FIGLIO DI COCHISE. DIETRO SULLA DESTRA C’È UN GRUPPETTO DI DONNE UNA DI LORO È LOZEN.

IN QUESTA FOTO POTETE VEDERE LOZEN È LA QUARTA SULLA SINISTRA…

Lozen grande guerriera apache, sorella di Victorio. Leader Spirituale e donna medicina. Nelle sue mani aveva la dote di sentire quando il nemico si avvicinava. E’ stata al fianco di Victorio, di Geronimo, di Cochise. Quando gli Apache furono deportati anche lei era lì, ma di lei non se ne parla, la deduzione che potremmo dire che gli Apache hanno voluto proteggerla fino alla fine.

VI CONSIGLIO DI TROVARLO E LEGGERLO QUESTO LIBRO OLTRE AD ESSERE MOLTO BELLO C’E’ TUTTA LA STORIA DEGLI APACHE.

 

CAVALLO PAZZO – CRAZY HORSE – TASUNKA WITKO

LA MACCHINA FOTOGRAFICA MI RUBA L’ANIMA.

QUESTE PAROLE SONO ATTRIBUITE A CAVALLO PAZZO CHE NON AMAVA ESSERE RI