Libertà

Libertà alternativa 70’-2006
Testo pubblicato sul periodico "Panorama di Scrittura" dell'Associazione Culturale Ferdinando Paolieri

L’uomo aveva lavorato tutta una vita, iniziando a 16 anni come garzone di bottega per diventare poi un dipendente comunque.
Era giunto sulla soglia dei 60 anni, si sentiva stanco, stressato e nauseato.
Sul lavoro aveva sempre abbassato la testa, in famiglia sia la moglie che i figli si erano dimenticati di lui.

Aveva una sola passione : viti, bulloni, dadi e lamiere.

Dopo cena si rifugiava nella cantina mentre il resto della famiglia era attirata dalla televisione o da altro e lo prendeva per pazzo.
Per quarant’anni lì, rinchiuso con quel puzzo di ferro e ferraglia, con santa pazienza era riuscito a costruire una macchina particolare che gli permetteva di avere e fare i percorsi che la vita vissuta poteva offrire. Aveva suddiviso questo viaggio in undici stanze, un vero e proprio labirinto.
L’aveva chiamata ‘The Machine of Labyrinth’. Diceva così per prendersi in giro perché ormai tutto doveva essere chiamato in inglese, faceva più chic, più alla moda, era più roboante.

Vennero le vacanze, fu ben contento di vedere tutta la ciurma familiare andare via perché così poteva provare la Machine che era pronta.
Quella notte si mise i comandi di bordo. C’era solo un piccolo dettaglio, che una volta entrato in una di queste stanze per uscirne doveva trovare la parola d’ordine.
Volle incominciare subito con quella della famiglia. Rivisse tutta la sua vita, modificò dei passaggi per renderla più felice,con meno problemi e dinamiche da risolvere. Dopo un paio d’ore non ne era soddisfatto perché si disse «Tutto qui ?»

Questa era la parola d’ordine, poiché si ritrovò subito nella stanza della religione.
Lì incontrò gente credente, che pregava molto e che soprattutto gli sussurrava che un giorno tutti sarebbero stati felici ed eterni. Ascoltate queste parole gli venne però da dire «Tutto qui ?».

E così entrò nella stanza degli altri. Tutti si ammiravano l’un con l’ altro, tutti si dicevano di essere belli. Anche lui veniva guardato in un certo modo che lì per lì gli faceva anche piacere, ma poco dopo anche in quel luogo non potè fare a meno di dire «Tutto qui ?»

Fu sbalzato nella camera della droga. Divenne un tossico incallito, provò altri tipi di emozioni, sentiva il piacere che gli stupefacenti gli davano, ma anche qui porcaccia della miseria gli venne da dire «Tutto qui ?»

Si ritrovò nella stanza del lavoro. Beh…lui aveva lavorato un’intera vita con uno stipendio quasi da fame, allora decise di diventare un grande industriale. Partì dalla gavetta,non guardò in faccia a nessuno e diventò nella giungla economica quello che aveva desiderato. Era temuto e rispettato, ma anche qui non poteva fare a meno di dirsi «Tutto qui ?»

E fu scaraventato nella stanza del sesso. Non faceva altro che scopare bellissime donne dai corpi perfetti, addirittura molte andarono dal chirurgo plastico per lui, champagne a volontà. In breve passò alle orge, scoprì tutto quello che c’era da scoprire… Ma…ma…dopo un bel po’ chissà come gli venne da dire : «Tutto qui ?»

E così si ritrovò nella stanza delle auto di lusso e veloci. Le provò tutte, persino anche quelle di formula uno. Sentì le emozioni del brivido, tutti lo invidiavano…Purtroppo però non riuscì a stare zitto ed esclamò : «Tutto qui ?»

Entrò nella stanza della natura. Trovò un prato verde con tanti fiori, si distese e si rilassò un poco. Girò per lungo e largo montagne, mari, fiumi, laghi. Li visitò tutti… ma si accorse quanto l’uomo era stato idiota a distruggere la natura ed ebbe paura poiché tutta la terra correva il pericolo di terremoti, Tsunami, alluvioni. A fare la fine del topo proprio non ci teneva ed urlò : «Tutto qui ?»

Arrivò alla stanza dei politici. Divenne un leader di partito, televisione e stampa erano solo per lui, non importava se diceva una cosa e poi ne faceva tutt’altra. Diventò anche Presidente del Consiglio… Ma accidenti, pieno di rabbia si disse : «Tutto qui ?»

E vaffanculo si ritrovò in quella del denaro e dei gioielli. Spendeva e spandeva dappertutto. Crociere, viaggi, ville lussuosissime sparse in tutto il mondo. Non sapendo come cazzo spendere tutto quel denaro, comprò addirittura tre isole. Anche lì… Accidenti… accidenti… «Tutto qui ?»

Gli restava l’ ultima stanza ed era la più grande di tutte le altre. Quando vi entrò non vi trovò nulla, solo e soltanto buio. Riuscì a malapena a vedere e sedersi su una poltrona. Stranamente però in tutto quel mare nero che lo avvolgeva iniziò a provare, sentire emozioni diverse, difficili da spiegare. Soprattutto sentiva che sia il corpo che il respiro si abbandonavano dolcemente, come se volessero rilassarsi e per davvero.

Seduto su quella poltrona si dimenticò la parola d’ordine.

Umberto Arciero